Una caldaia ben mantenuta lavora bene per 15-20 anni, ma già dopo i 12-15 il confronto con un modello a condensazione attuale inizia a pesare in bolletta. Ecco i segnali che indicano che il momento è arrivato.
I segnali da non ignorare
- Consumi di gas in crescita a parità di utilizzo e di stagione.
- Guasti ripetuti nell'arco di una o due stagioni.
- Ricambi difficili da reperire perché il modello è fuori produzione.
- Accensioni difficoltose, fiamma irregolare o rumori anomali.
- Rapporto di controllo fumi con valori al limite.
Cosa prevede la normativa
In caso di sostituzione, la normativa vigente in Italia impone di installare un generatore a condensazione, salvo casi particolari documentati dal tecnico (ad esempio canne fumarie collettive non adeguabili). Non è più possibile rimpiazzare una caldaia tradizionale con un'altra dello stesso tipo.
Quanto si risparmia
Passando da una caldaia tradizionale con più di quindici anni a una a condensazione moderna, la riduzione di consumo si colloca in genere tra il 15% e il 30%, in funzione dell'impianto e delle temperature di esercizio. L'abbinamento con un termostato programmabile e con valvole termostatiche aumenta ulteriormente il risparmio.
Come scegliere la nuova
- Potenza: per un appartamento medio con acqua calda sanitaria bastano in genere 24 kW; 28-32 kW con più bagni.
- Tipo: murale da interno nella maggior parte dei casi, da esterno quando manca lo spazio tecnico.
- Compatibilità con termostati smart, utile per gestione da remoto e programmazione oraria.
- Alimentazione: metano o GPL, da verificare con l'impianto esistente.